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PITAYA
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PITAYA

La Pitaya è il frutto dell'Hylocereus undatus, appartenente alla famiglia delle cactaceae.
La pianta, con rami lunghi, pieghevoli e sottili, è originaria del Messico ed è stata diffusa dagli olandesi in Oriente. Oggi è ampiamente coltivata in Cina ed è presente in tutto il Sudest asiatico, oltre che in America centrale, Israele, Australia e nelle Hawaii. Può essere coltivata anche in climi mediterranei, considerando però che non sopporta i regimi freddi. Sopporta temperature superiori ai 40 gradi e richiede poca acqua.
Fruttifica più volte l'anno, arrivando a dare frutti anche 5 volte nella stessa annata.
Il fiore, anch'esso edibile, si apre solo di notte e per una sola notte, ed è impollinato o dalle farfalle notturne o dai pipistrelli.
Il suo frutto noto come Pitaya, conosciuto anche come Dragon Fruit (frutto del drago), è in assoluto uno dei più pittoreschi e particolari che la natura ci offre. Di forma ovoidale, simile a un grosso fico d’India privo di spine, dal colore rosso fuscsia o giallo sgargiante, è caratterizzato da una serie di lingue (bratteee) verde brillante che lo rendono simile a un fiore ornamentale.
Il peso varia può variare dai 150 ai 600 grammi, ma eccezionalmente può raggiungere il chilogrammo.
All’interno la polpa è morbida di colore bianco oppure rosso ciliegia, punteggiato da piccoli semi neri, simili a quelli del kiwi. Il sapore è dolce, delicato, con un profumo leggero e gradevole.
Esiste anche una varietà di sapore più agro, molto apprezzata dal punto di vista alimentare dai nativi delle zone desertiche dell’America centrale.
 

Dell'Hylocereus si conoscono diverse varietà, tra cui le più diffuse sono:

  • Pitaya blanca o Pitahaya a polpa bianca (Hylocereus undatus) che offre frutti di colore rosso e con polpa bianca. Questo è il frutto più comunemente diffuso e conosciuto con il nome di “Frutto del drago”
  • Pitaya roja o Pitahaya a polpa rossa (Hylocereus costaricensis) di origine vietnamita, dove sia il frutto sia la polpa sono di colore rosso.
  • Pitaya amarilla o Pitahaya gialla (Hylocereus megalanthus) originaria dal sud del Perù e della Colombia, offre frutti di colore giallo a polpa bianca.

Valori nutrizionali per 100g di prodotto disidratato:
 
Principali nutrienti Unità Valore per 100g Rda
(valore giornaliero raccomandato)
Energia
kJ
1407
kcal
336
Grassi
g
3,7
di cui acidi grassi saturi
g
0,6
Carboidrati
g
63,5
di cui zuccheri
g
58
Fibre
g
9,8
Proteine
g
7,4
Sodio
mg
0,022
Vit. E
mg
12
Vit. C
mg
38
Rame
mg
0,37

La polpa della Pitaya, bianca e succosa punteggiata da minuscoli semi neri ha un basso contenuto di calorie ed è apprezzata per le qualità benefiche, blandamente lassative.
Ma l'alto valore nutrizionale lo si deve alla presenza di vitamina C, con cento grammi di frutto copriamo il 34% del fabbisogno medio giornaliero utile a rafforzare il sistema immunitario, eliminare le tossine, e importante per la salute della pelle.
La pitaya a polpa rossa presenta un interessante contenuto in calcio, mentre quella gialla fornisce anche un buon apporto in fosforo.

Uno studio pubblicato nel 2010 sulla rivista accademica Food Chemistry, ribadisce l'efficacia della pitaya sulla flora batterica intestinale, grazie ai prebiotici, sostanze non assorbite dall'organismo ma utili a mantenere l'attività intestinale. Ottima fonte di antiossidanti, contiene licopene, fitoalbumina, mentre i piccoli semi neri sono ricchi di acidi grassi polinsaturi.
Consigliata nei regimi alimentari per la perdita di peso grazie all'ottimo contenuto di fibre, che rendono questo frutto utile a moderare l’assorbimento dei grassi e a stimolare il senso di sazietà, e alle poche calorie dovute alla alta percentuale di acqua.

Come spesso accade nelle culture orientali, la pitaya è considerato un frutto sacro, offerto come simbolo del buon augurio.

Ancora poco sconosciuto in Italia, la pitaya inizia a diffondersi e a trovarsi sul mercato soprattutto durante il periodo natalizio.
Il frutto del drago ha una consistenza consistenza morbida e rinfrescante, appetitosa e piacevole grazie al sapore dolce che ricorda vagamente il kiwi o la pera.
Il gusto ricorda quello della pera, ma meno dolce: la polpa è compatta e si presta a essere tagliata a fette, o cubetti. È molto decorativa. Di norma la pitaya si taglia a metà e si mangia con il cucchiaio, o è servita a spicchi.
Solitamente è consumata fresca come spuntino o in aggiunta a frullati, ma anche come ingrediente di piatti salati.
Si conserva a temperatura ambiente per una decina di giorni e si consuma la polpa, una volta tagliato a metà il frutto, con un cucchiaino al naturale, oppure condita con qualche goccia di limone.
Ottimo ingrediente per i cocktail, in Messico è utilizzata come base per una bevanda dissetante chiamata Agua de Pitaya, preparata con 2 litri di acqua, mezzo chilo di polpa di pitaya, una tazza di zucchero.

Il consumo di Pitaya a polpa rossa, potrebbe causare una colorazione rossastra nelle urine o nelle feci. È un effetto assolutamente innocuo, che sparisce nel giro di un paio di giorni.




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