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GELSO
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GELSO

Il gelso appartiene alla famiglia delle Moraceae.
Come l'Artocarpus (albero del pane) Ficus e Maclura (piante ornamentali), il gelso (Morus) è originario dalla Cina centrale e orientale, ma si è ampiamente diffuso a tutte le latitudini, dalle regioni temperate, a quelle tropicali.
Pianta rustica, può presentarsi sia come arbusto di taglia media, sia come albero dalla chioma larga, raggiungendo i 10 -12 metri di altezza.
La chioma è caratterizzata da rami robusti e grossolani e la sua corteccia è di colore arancione - marrone.
Le foglie sono caduche, alterne, decidue con margine dentato, di forma ovale o rotonda, a base cordata e di colore verde brillante; i fiori sono di colore giallo-verde.
Il frutto, chiamato comunemente “mora”, è disposto a grappoli, di colore bianco, rosato o rosso. In realtà, come per le fragole e l'ananas, si tratta di un'infruttescenza (detta anche sorosio) formata da un frutto vero rivestito da un falso frutto, la polpa, che deriva da una parte del calice fiorale ingrossata e divenuta carnosa.
I frutti, rapidamente deperibili, si conservano in frigo solo per qualche giorno e, in base alle varietà, può essere raccolto da maggio ad agosto.
 

Il nome delle due varietà di gelso conosciute in Italia -  Gelso bianco (Morus alba) e Gelso nero (Morus nigra) - fa riferimento al colore dei frutti.
  • Il gelso bianco o moro bianco (Morus alba L.) originario dell’Estremo Oriente, venne introdotto nell'area del mediterraneo intorno al XII secolo.
    Le piante possono essere coltivate a cespuglio, a ceppaia o ad alto fusto. Ha foglie lisce, di colore verde tenero e produce frutti bianchi e rossastri, che maturano da maggio a luglio.
    Tradizionalmente meno utilizzato come pianta da frutto, rispetto alla varietà Morus nigra, perché meno dolce, oggi le varietà di Morus Alba selezionate a questo scopo, presentano frutti migliorati e considerati più pregiati.
  • Il gelso nero o moro nero (Morus nigra L.) originario della Persia, era già conosciuto da greci e romani e coltivato in tutto il bacino del mediterraneo.
    Più rustico e robusto del Morus alba, ha foglie verde scuro, pelose nella pagina inferiore e ruvida nella pagina superiore, produce more più grandi e succose, di colore rosso-violaceo, dal tipico sapore marcatamente dolce, che maturano tra giugno e agosto.
    Un tempo apprezzato e coltivato per la produzione dei frutti, oggi, proprio a causa dei frutti che una volta maturi tendono a macchiare pelle e tessuti è meno diffuso.

Valori nutrizionali per 100g di prodotto disidratato:
 
Principali nutrienti Unità Valore per 100g Rda
(valore giornaliero raccomandato)
Energia
kJ
1310
kcal
337
Grassi
g
1,8
di cui acidi grassi saturi
g
0,6
Carboidrati
g
71,6
di cui zuccheri
g
59,1
Fibre
g
12
Proteine
g
10,5
Sodio
mg
0,042
Vit. C
mg
55
69
Potassio
mg
1416
Ferro
mg
10

 
Le more di gelso forniscono un alto quantitativo di sali minerali e vitamine, tra cui il ferro (ogni 100 grammi di frutto fresco ne apporta circa 185 mg), cosa assai rara tra i frutti di bosco. Questa ricchezza si mantiene anche nel frutto essiccato, rendendolo un ottimo integratore per tutte le età.
I frutti del gelso nero, ricchi di antociani, preziosissimi antiossidanti presenti in tutti i vegetali di colore nero, viola e rosso, hanno azione vasoprotettrice.

Utilizzo nelle medicine tradizionali
Nella medicina tradizionale cinese, il gelso viene considerato epatoprotettore, rinforzante delle cartilagini, diuretico e normalizzante della pressione sanguigna.
In fitoterapia dai frutti si ricava uno sciroppo ad azione leggermente astringente (sciroppo di more) e un collutorio da utilizzare in caso di mal di denti e di gengive infiammate.
Gli usi medicinali dei frutti di gelso nero sono decantati da Plinio il vecchio come cura contro la diarrea, i parassiti intestinali. Le foglie tritate, unite all'olio di oliva venivano applicate sulle ustioni.
I frutti acerbi venivano usati per contrastare le emorragie, quelli maturi, uniti a miele, mirra e zafferano, per combattere il mal di gola. 

Il gelso fu scoperto da Marco Polo nel 1271 in Cina, dove era recato per conoscere l'Oriente e per stabilire rapporti amichevoli con il Gran Khan.
Secondo alcuni documenti, la sua coltivazione risale al 2700 a.C., inizialmente legata allo sfruttamento delle larve dei bachi per la produzione della seta. Nell’antichità, la pratica della bachicoltura si estese anche in Armenia e nelle aree del Mar Caspio, diffondendo anche le piante di gelso, e solo più tardi, grazie agli Arabi, si estese anche in Europa.

Miti e leggende

Nella metamorfosi di Ovidio, il gelso nero è legato alla drammatica storia d'amore tra Piramo e Tisbe. I due giovani babilonesi si amavano teneramente e si incontravano di nascosto dalle proprie famiglie presso una fonte all'ombra di un albero di gelso. Un giorno Tisbe arrivando alla fonte, scorse una leonessa e fuggì spaventata, lasciando cadere il velo che la ricopriva. La belva lacerandolo lo arrossò del sangue di una preda che aveva precedentemente uccisa. Vedendo il velo sporco di sangue, Piramo pensò che l'amata Tisbe fosse morta per colpa sua. Disperato si trafisse il cuore e il suo sangue schizzò le more del gelso. Quando Tisbe tornò e vide l'accaduto maledì l'albero: "porterai per sempre frutti scuri in segno di lutto per testimoniare che due amanti ti bagnarono con il loro "sangue" e si trafisse con la stessa spada usata da Piramo.

In cucina

In Sicilia le more di gelso nero sono utilizzate sia come frutta da tavola, sia come componente di dolci e guarnizioni. Famosa è la granita di gelsi.
Il legno di gelso bianco in Emilia-Romagna è fondamentale per la produzione dell'Aceto balsamico tradizionale di Modena, utilizzato per la costruzione di botti che conferiscono un particolare aroma al prodotto.

Proprietà mediche
Secondo la moderna fitoterapia l'infuso di foglie di gelso è utile contro il diabete. Si ottiene facendo bollire mezzo litro d’acqua, sminuzzandovi poi una manciata di foglie e lasciando riposare il tutto per 10 minuti. Una tazzina prima dei pasti principali, è anche un ottimo coadiuvante in caso presenza di glucosio nelle urine. Questo infuso è indicato anche nei casi di ipertensione e contro la diarrea.
Il decotto ottenuto invece dalla corteccia (da 5 a 12 gr. ogni mezzo litro d’acqua), ha effetti purgativi, diuretici, ipoglicemizzanti e antianemici. La radice è usata contro tosse e asma.




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