7.10.2010
Grazie all'istidina, alcuni alimenti come le arachidi sarebbero in grado di diminuire i rischi di sviluppare la cataratta, una delle principali cause di perdita della capacità visiva.
L'istidina, aminoacido essenziale che si trova in diversi alimenti tra cui arachidi, pesce, soia, fagioli e altri, pare abbia la capacità di prevenire la cataratta. Lo ha appurato un team di oculisti dell’Università di East Anglia (Uk), invitati a cercare una soluzione al problema della cataratta nei salmoni, verificatosi a seguito del cambiamento di alimentazione negli allevamenti dopo la scoperta del morbo della “mucca pazza”. I ricercatori hanno scoperto che aggiungendo dosi di l'istidina nella nuova dieta, questa sostanza era in grado di prevenire il disturbo oculare.
Ora andranno cercate delle conferme con studi sull'uomo, anche se l'Università del Wisconsin aveva già appurato, seguendo le abitudini alimentari di oltre 1.800 donne, che una dieta sana, ricca di fibre, sali minerali e vitamine antiossidanti, ricca di frutta e verdura e povera di grassi, aiuterebbe a prevenire questa patologia (ricerca pubblicata sugli Archives of Ophthalmology).
Se le ricerche sull'uomo dovessero fornire i medesimi risultati positivi ottenuti sui salmoni, l’utilizzo dell’istidina nella prevenzione e cura della cataratta potrebbe far risparmiare migliaia di interventi chirurgici a cui si sottopongono le persone affette da cataratta.
In Italia la cataratta è una delle cause principali di perdita della capacità visiva, la prima al mondo, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, di cecità e ipovisione nei paesi in via di sviluppo. Malattia comune tra gli anziani, anche se l'anzianità non è il solo fattore scatenante: sono implicati nello sviluppo di questa malattia anche il sesso (ne sono più colpite le donne), le malattie generali e oftalmiche (diabete, miopia, glaucoma, ipertensione arteriosa), l’uso di alcuni farmaci, le cattive condizioni igienico sanitaria, gli abusi (fumo e bevande alcoliche), la familiarità e i fattori ambientali.
Fonte: La Stampa










